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Analfabetismo: un vantaggio per chi ci vuole schiavi

 

Un rapporto internazionale ci ha regalato uno studio molto più che desolante dell’Italia: ultimi nelle “competenze alfabetiche” (penultimi in matematica). Nel nostro paese le competenze linguistiche e scientifiche sono al di sotto della media dei paesi OCSE. Risulta dal programma Piaac; un’indagine che valuta le competenze degli adulti (16-65 anni) .

Pochi giorni fa è stato lanciato un vero e proprio allarme dalla UE: un 15enne su 5 in Italia ha difficoltà a leggere e a scrivere, o meglio “privo delle fondamentali capacità di lettura e scrittura”.

Il 65% della popolazione italiana non possiede le competenze alfabetiche minime, secondo l’OCSE, per orientarsi nella società dell’informazione (è cioè “funzionalmente analfabeta” o “semianalfabeta”). Mentre meno del 10% possiede le competenze necessarie per orientarvisi in modo critico e creativo.”

 

Scolarità. Tre quarti degli italiani tra i 55 e i 65 anni non ha completato la scuola superiore: il 30 per cento non ha un diploma di scuola secondaria; il 15 per cento ha un titolo post diploma, contro la media europea che supera il 27 per cento. La dispersione scolastica tra i 19 e i 25 anni arriva al 18 per cento con forti distanze tra il nord e il sud del paese e vale sia per gli occupati che per i disoccupati.

Le tecnologie che rendono più rapida e comoda la nostra vita, rischiano di atrofizzarci il cervello: provate a leggere un libro su carta e uno su tablet e vedrete quanta differenza c’è riguardo a ciò che ricordate, e dunque su ciò che sapete, della lettura. Ancorpiù: pensate al condizionamento deleterio a cui sono sottoposti i giovani e giovanissimi con l’uso incontrollato di mezzi elettronici di comunicazione e dalla tv. Sono gli effetti di questo nuovo “analfabetismo concettuale”.

Il tutto è una situazione pericolosa, perchè ci rende inermi, soggiogati da qualsiasi cosa ci venga spacciata per verità: la nostra ignoranza è il principale vantaggio per chi ci vuole schiavi e non cittadini liberi.                                                           (da Silvia Truzzi, Il Fatto Quot.)

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