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la grande sfida dei nuovi barbari

 La darsena è di tutti, un grande immenso bene comune che deve essere valorizzato e non sfruttato, occupato, cementificato a piacere ed interesse di pochi eletti della casta e della Cupola di Ravenna.

Volumi zero. Ravenna non necessita di nuove costruzioni e palazzoni residenziali o nuovi supermercati. Ha bisogno di ristrutturazioni e riordino delle strutture esistenti e bassi prezzi per i giovani e le giovani coppie, in particolare nel centro storico,  per contrastarne lo svuotamento e la connotazione sempre più evidente ed invadente di un grande insopportabile centro commerciale all’aperto.

Da sabato pomeriggio saremo in centro con il gazebo del Movimento 5 Stelle e Ravenna Viva e raccoglieremo anche le firme per la petizione sul “processo partecipativo”.

Il 30 ott in piazza XX Settembre dalle 15,30 in poi.

Tutti i sabati di novembre e dicembre in Piazza Costa dalle 15.30 in poi.

Sulla Darsena abbiamo girato due video informativi: “C’è da salvare” (clicca la foto):

 torri Hamon - interno

I  “LUOGHI della Darsena” (clicca la foto):

 

Ci vediamo ai banchetti!

11 comments to la grande sfida dei nuovi barbari

  • Glauco Masotti

    La Darsena potrebbe essere un’occasione, per chi governa la città , per dimostrare di avere intelligenza, sensibilità  e fantasia, di perseguire lo scopo di fare qualcosa di utile per la comunità , favorirne la crescita culturale e della qualità  della vita, anziché perseguire gli interessi, quasi esclusivamente materiali, propri, degli amici e degli amici degli amici, trattando gli abitanti della città  come meri potenziali consumatori o acquirenti, come purtroppo ci ha fatto, diciamo “sospettare”, in questi ultimi anni.

    Ci sono in giro per il mondo molti esempi a cui potrebbe ispirarsi. Io ne suggerisco uno: il Medienhafen di Dusseldorf. Un magnifico esempio di recupero del vecchio porto industriale sul Reno, dove, anziché stravolgere tutto, si è scelto di conservare il più possibile. Le vecchie stradine e perfino i vecchi binari sono rimasti, molti vecchi edifici preservati come monumenti nazionali. Altri invece hanno subìto straordinarie trasformazioni, ma sempre basate sulle vecchie strutture, concretizzando una fantasia architettonica incredibile che è una gioia per gli occhi e per lo spirito.
    In questi edifici trovano spazio molti uffici e centri direzionali di molte compagnie, ma anche cinema, teatri, gallerie d’arte, e luoghi di ritrovo. Chi non c’è stato può farsene un’idea da qui:

    http://www.google.it/images?q=dusseldorf+medienhafen&oe=utf-8&rls=org.mozilla:it:official&client=firefox-a&um=1&ie=UTF-8&source=univ&ei=ds3LTLasKoXtOffE3agB&sa=X&oi=image_result_group&ct=title&resnum=12&ved=0CGEQsAQwCw&biw=1064&bih=691

    http://www.duesseldorf.de/eng/tourism/discover/medienhafen/index.shtml

    Infine un suggerimento “pratico”, purtroppo oggi il centro della città  non è più il principale luogo di aggregazione della città . Converrebbe fare qualche banchetto anche presso il principale centro commerciale, anziché insistere sempre sul centro.

  • nino

    Ve lo riporto così com’è da RAVENNA e DINTORNI : farneticazioni su mercati esteri, altri master plan, e mai una parola sulle reali criticità  urbanistiche: bonifiche, acqua, terreno, verde, viabilità , partecipazione…. (a questo proposito, leggo sullo stesso numero che anche la Pattuelli accenna timidamente al processo partecipativo per salvare il teatro di Mezzano…)
    Queste le farneticazioni:
    “Un auditorium dove programmare concerti e convegni di richiamo internazionale, affiancato da strutture ricettive adeguate. Il tutto all’interno di un polo culturale in grado di ospitare un “centre Pompidou” alla ravennate, come lo definisce Angelo Moncada.

    Dovrà  essere questo uno dei poli di attrazione della Darsena di città  â€“ un altro sicuramente sarà  di natura più commerciale e in grado di dialogare con la futura Cittadella della Nautica, il porto turistico di Marina di Ravenna e il terminal crociere – per la quale entro il 2011 il Consorzio Nuova Darsena (formatosi nel 2004 dai proprietari di aree intorno al canale) presenterà  il progetto industriale di recupero. Lo annuncia lo stesso Moncada che nell’ambito del Consorzio e attraverso la società  di consulenza Mida srl – insieme all’architetto Bruno Minardi – sta contribuendo alla realizzazione di un piano il più possibile unitario di riqualificazione del quartiere.
    «Dopo tre anni di lavoro – ci spiega Moncada nel suo studio di via di Roma – oggi ci sono le condizioni per avviare un progetto unitario, grazie in primis alla costituzione di Agen.Da., che è diventato per noi l’unico interlocutore pubblico, e al fatto che hanno aderito al Consorzio i proprietari di ormai circa l’85% dell’area totale (il distretto conta complessivamente 700mila metri quadrati di superficie, un bacino d’acqua di 68mila metri quadrati ed un waterfront di 3,5 chilometri, ndr). Ora – continua Moncada – stiamo lavorando alla costituzione di una sorta di “fondo immobiliare ad apporto” nel quale i proprietari aderenti al Consorzio dovrebbero mettere a disposizione le proprie aree in modo da ottimizzare la gestione e presentarci come un’unica proprietà . Il nostro intento è quello di incrementare la rappresentatività  del Consorzio e rendere il progetto più unitario e quindi più attrattivo possibile». L’obiettivo, infatti, continua Moncada, «non è il mercato ravennate», ma «quello estero».
    «Non possiamo accontentarci di negozi-uffici-appartamenti – continua –, progetti del genere si possono fare in qualsiasi altra zona di Ravenna. Il risultato non può essere questo. Non serve un prodotto banale per il mercato ravennate, ma qualcosa di respiro europeo. E per far questo dobbiamo presentare un progetto unico per i 700mila metri quadrati e non 700 progetti da mille metri quadrati». Grandi gruppi come Cmc e Iter, però, sono già  partiti. «Iter ha costruito – replica Moncada – ma la Torre, per quanto bella, non può rappresentare da sola un punto di attrazione. Con Cmc dovremo invece tentare di collaborare per fare in modo che i loro progetti siano coordinati con il resto dell’area».
    Tornando nel merito, Moncada (che nei giorni scorsi ha aggiornato sul tema anche i Giovani Industriali) sottolinea come «cercheremo di dare risposta alle diverse esigenze, che vanno dal turismo alla ricettività  e alla congressistica. Per questo – rivela – abbiamo all’opera due distinti gruppi di lavoro, uno più concentrato sul marketing e uno dedicato all’aspetto progettuale, che chiamerà  progettisti di fama mondiale a firmare le nuove strutture». Il vero e proprio progetto industriale – che, come detto, sarà  presentato entro il 2011 – dovrà  prevedere non solo un semplice master plan ma anche un piano di marketing, le fattibilità  economiche e tutti gli aspetti legali e amministrativi.
    Insomma, dovremmo attendere sì ancora un altro anno, ma chissà  che non sia questa la volta buona.

    28 ottobre 2010

  • Silvana

    Quando Moncada fungeva da capopopolo per la soluzione del problema del traffico in città , aveva incontrato gravi difficoltà  a continuare il proprio lavoro…. Ora, che pare essersi riallineato, lavorerà  molto ?! O sognerà  molto?

  • Luigi

    Il termine farneticazioni è appena appropriato: centro Pompidou, auditorium di richiamo internazionale, nuove strutture ricettive adeguatamente firmate da progettisti di fama mondiale, costituzione di un fondo immobiliare …..Il tutto all’interno di un polo culturale di respiro europeo. Moncada parla di cittadella della Nautica (ulteriori cantieri) senza alcun riferimento alla bonifica per cui tuttora mancano i fondi, di Marinara senza menzionarne il fallimento, del terminal crociere tuttora sulla carta, e di 3km e mezzo di waterfront da dedicare al mercato straniero (chi, gli arabi??) Non si vorrebbe che in forza del nome della società  di consulenza “Mida” Moncada non punti a tramutare l’ex area produttiva in oro per vari i proprietari delle aree!

  • Grazia

    Nel pessimismo che ci permea, il “pensiero” dell’Ing. Masotti che sollecita una rivisitazione conservativa delle memorie storiche del territorio della darsena di città  mi appare come un raggio di sole!

  • Stefano

    mi domando se coloro che progettano il futuro di Ravenna pensando “in grande” si ricordano che stiamo vivendo in una “impasse” economica molto difficile, che il Comune dovrà  affrontare il clamoroso buco del vecchio Consorzio dei Servizi Sociali, trascinatosi nel silenzio ed ora pervenuto alla luce pubblica, che Marinara è stato un clamoroso fallimento che ha tolto respiro a Marina, che la CMR ha due istanze di fallimento in essere, che il pettine delle scatole cinesi di Porto Reno sta incontrando i nodi e che Agen.DA altro non è che un ulteriore segmento della Holding comunale?

  • Grazia

    I grandi progetti non muovono mai a Ravenna. sembrano morti, passa il tempo, ma ce sempre qualcuno che li ripropone. Della realizzazione di un Auditorium si iniziò a parlare già  nel 1963 (essendo allora il teatro Alighieri chiuso per restauri) e il tema è tornato di attualità  nel 2001-2002 grazie al notevole incremento di pubblico prodotto da Ravenna Festival, cucito attorno al Maestro Muti. In questo quadro si era andata inserendola proposta, rimasta in fase preliminare, della Fondazione Cassa di risparmio di Ravenna di finanziare la realizzazione di un Auditorium ….
    Mi par di ricordare una forte opposizione espressa allora dal Maestro Olmi. Fatto sta che l’affossamento del progetto forse aveva buone ragioni d’essere.
    Cosa è cambiato adesso? Solo i proponenti…..

  • Rosa

    @Grazia. Ricordo che la maggioranza, allora, era critica; mentre erano favorevoli i rappresentanti di Forza Italia… Ora che il progetto, oltre ad AgenDA, sembra interessare CMC ed altri proprietari, l’opinione sarà  mutata?

  • Roby

    scomettiamo che realizzano tutto quello che i proprietari richiedono? Magari con contributi pubblici, in fondo non si è fatto così anche con Marinara e Porto Reno ?

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