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Il sacco della città .

L’incredibile forza del cemento

 

Il Vero Potere, quello del Corpo d’Armata Grandi Affari, ancora una volta svela il suo vero volto: la determinazione con cui prende d’assalto la periferia urbana della nostra città , con colpi di mano da “truppe d’occupazione”. Con la complicità  degli Apparati Locali.

 Fornace Hoffman ancora in piedi

 Ci hanno  avvisato i cittadini di via Argirocastro: “…stanno distruggendo la vecchia Fornace Hoffman!”, e così siamo andati sul posto. Ecco cosa  abbiamo visto:

 Fornace ridotta in macerie

 La vecchia Fornace non esiste più!

 

 Nonostante le promesse in tutti questi ultimi anni e i progetti, le delibere del Consiglio Comunale in cui si garantiva il restauro e il mantenimento della struttura, QUALCUNO ha creduto di poter decidere “per conto suo”.

Il Cons. Comunale, nel 2003,  “approvò la delibera che prevedeva il recupero edilizio conservativo dell’area dove sorgeva la “Fornace Hoffman”. L’intervento di recupero prevedeva di salvare, in ogni caso, la parte più significativa dell’antica fornace, in quanto elemento di archeologia industriale dal considerevole valore testimoniale, procedendo poi alla conseguente riqualificazione dell’intera zona”,  già  lottizzata per la  costruzione di un’enorme quantità  di villette a schiera.

 

E ancora, dalle cronache del dicembre scorso: “…Il progetto è nato dopo che la società  Argentario ha acquistato i 17mila metri quadri nel 2007. Poi la commissione per la qualità  architettonica del Comune ha dato il via libera definitivo al progetto. Il complesso della ex fornace sarà  riqualificato, mantenendo le mura portanti. E’ previsto anche il recupero della composizione architettonica originaria.”

 

La Fornace Hoffman di Ravenna conta diverse costruzioni del tutto simili in Italia, alcune delle quali perfettamente restaurate e restituite alla pubblica utilità , ad esempio come centri espositivi.

Invece, nell’antica capitale dell’impero romano d’occidente, la storia, il più delle volte, viene sacrificata al mattone, nella più totale non-curanza degli Organismi di Tutela del Patrimonio e di quelli Urbanistici.

 

Così il clamoroso colpo di mano di Società  di costruttori e immobiliaristi, con le solite scatole cinesi societarie e sub appaltatrici, che fino ad oggi promettevano ristrutturazioni, ha rivelato per intero la complicità  e la sudditanza degli organi politici, amministrativi e di tutela del patrimonio con  chi detiene il vero potere economico e anche politico: i grandi e piccoli padroni del cemento, costruttori, immobiliaristi, finanziarie associate, ecc.

 

Cioè quella ormai nota come Cupola masson-politica-industrial-curial-bancaria. S’ intende, comprendente le grandi cooperative rosse e bianche e … anche le piccole.

 

Ciliegina sulla torta:

 

ordinanza di sequestro

 

Dal giorno 16 agosto, tutta l’area del cantiere è stata posta sotto sequestro da ispettori di polizia giudiziaria di ARPA. Evidentemente per presunte irregolarità  di natura ambientale e di sicurezza dopo la demolizione. In attesa di convalida del GIP.

 

 In attesa di chiarimenti sulla natura  delle “irregolarità ” ed eventuali rischi ambientali,

chiediamo a Sindaco e Amministratori, quali direttive hanno permesso lo scempio di un patrimonio di Ravenna, bene comune della città  e di tutti i cittadini.

Chiediamo al Dirigente della Soprintendenza per quali motivi, ancora una volta dopo il sacco di piazza A. Costa, si acconsentano simili sfregi alla storia e al patrimonio dei beni architettonici e di archeologia industriale nella nostra città .

 

 Popolo di Ravenna !!!  è tempo di cambiare…

                       

 

                                                               

30 comments to Il sacco della città .

  • I NOSTRI POLITICI NON HANNO PIU’ LA VISIONE DEL FUTURO !!!!
    NON RIESCO A VEDERE SPIRAGLI DI CAMBIAMENTO ,IL DRAMMA E’ CHE NON C’E’ NEANCHE UNA OPINIONE PUBBLICA ,TUTTO E’ ASSOPITO ,ADDORMENTATO,
    LA VEDO MALE………

  • monica

    forse si stanno dando tanto da fare per poter concludere i loro affaracci entro aprile: sanno che dopo dovranno andarsene a casa. la gente non li sopporta più.

  • monica

    Cmq la cosa era preannunciata. Segnalo questo articolo:
    http://ravennapensa.blogspot.com/2010/06/another-brick-in-wall.html

  • stefano

    cambiare???? abbiamo almeno il triplo delle zanzare degli altri comuni e i vigili fanno la multa alle persone nelle loro case….. siamo delle CAPRE, a ravenna siamo solo delle CAPRE.
    quello che accade in ogni angolo del nostro comune è vergognoso e fuori tempo, lo sbando è totale in ogni minima azione dei nostri amministratori.
    l’unica speranza che avrei sarebbe quella di cambiare città ……. che schifo!!!!!

  • Luca

    E’ già , anzichè rispondere alle domande di RaViva sull’ennesima promessa mancata, l’assessore Maraldi tira fuori la storia ridicola del fatto che era ormai irrecuperabile… si, dopo che l’amministrazione l’ha lasciata andare in rovina prefigurandone la demolizione senza mai dirlo chiaramente. Poi oltre il danno la beffa: si recupereranno un po’ di mattoni per riprenderne le forme… sono senza vergogna!
    Anche la storia dei sigilli ARPA, cosa assai rara e mai quando servirebbe veramente, mi puzzano di strategia della sporca politica che tutto fa e tutto comanda a Ravenna, a scopo diversivo sulla vicenda clamorosa e innascondibile, di modo da distrarre l’opinione pubblica e i residenti sulla questione amianto, sul quale si è prontamente intervenuti, piuttosto che sullo scempio operato dal potere.

  • Paola

    Il permesso era stato rilasciato nel dicembre 2009 e annunciato come segue:
    “Il complesso della ex fornace sarà  riqualificato, mantenendo le mura portanti. E’ previsto anche il recupero della composizione architettonica originaria.
    http://www.romagnanoi.it/News/Economia/Ravenna/articoli/101562/Fornace-Hoffman-via-al-progetto.asp
    La società  immobiliare Argentario ha acquistato i 17mila metri quadri nel 2007. Fino ad allora, e dopo, fino ad oggi, tutto lasciato nell’abbandono più totale.
    L’azionista di maggioranza della società  immobiliare è la Società  Alisei, di proprietà  del Consorzio Ravennate, costituita nel 2003 appositamente per la gestione di grandi interventi immobiliari, tra cui quello di Punta Marina, che verrà  realizzato dalla società  immobiliare Modì. Costruzione di albergo attiguo a pineta e terme, con attività  direzionali e commerciali. http://www.aliseionline.com
    Avanti Compagni!

  • Verde Speranza

    … e bravo assessore Maraldi all’urbanistica che non conosce il significato di “ristrutturazione”. Per lui la fornace era impossibile da recuperare… Ma perchè dobbiamo continuare a tollerare incompetenti e ignoranti alla guida delle NOSTRE istituzioni? Maraldi! hai mai sentito qualche vero “urbanista” che di archeologia industriale se ne intenda? La certezza netta è che per i costruttori era molto meno dispendiosa la demolizione che il restauro; e l’Amministrazione concede in deroga e si adegua alle esigenze di chi detiene il VERO POTERE: la CUPOLA, esatto! cari amici di Ravenna Viva.
    Sono sempre in speranzosa attesa della vostra LISTA CIVICA; la fate o no?

  • Rob

    va bene tutto, ma si eviti almeno la parola Compagni.
    Compagni NO.
    No.
    Neppure per ironizzarci sopra Paola.
    Riferita a persone del genere, un termine così nobile è pura pornografia

    Tutto il mio disprezzo per i RESPONSABILI, e a quelli che gli reggono la coda

  • luca m.

    Su http://www.ravennaedintorni.it l’architetto offre la sua versione… dice che non ci sono rischi ambientali nel cantiere e che la fornace verrà  ricostruita fedelmente…

  • Rob

    Oste, come è il vino?

    buonissimo…

    Architetto come è il progetto?

    Bellissimo…
    Andate a vedere il rendering su Ravenna e Dintorni.

  • Grazia

    Ogni commento sarebbe superfluo…. se non fosse che ci dicono che l’ex fornace non era vincolata dalla soprintendenza. Il metodo è sempre lo stesso: cercare di spacciarci per fessi e disinformati! Contestano la definizione di speculazione edilizia e spediscono un disegnetto (definito rendering) da cui si evince il sorgere di un esteso “condominio” di villette a schiera con cubo in cristallo al centro…..Basta essere spudorati per sostenere che questo sarà  un “villaggio” di Qualità  e di recupero di una celebre struttura rappresentativa dell’archeologia industriale! La politica non potrà  certo sostenere che la realizzazione servirà  all’edilizia sociale, come sembra apparire, se non altro per i prezzi ! L’autorizzazione a costruire obbligava al mantenimento dei muri esterni dell’ex fornace. Ora una volta lasciata volutamente marcire per decenni, l’immobiliarista afferma che sarebbe stato impossibile rispettare l’obbligo. E tutti si adeguano…… Questa è Ravenna, un paese dove la politica sembra porsi al servizio del cemento e della rendita, prima che della memoria storica e della Ravenna Capitale….. Poi lo definiscono sviluppo sostenibile e tutto sembra metabolizzato e digerito da una Società  troppo fiduciosa. Potra continuare così ancora?!

  • Angelo Pagliacci

    Il Vincolo della Soprintendenza sulla Fornace Hoffman c’è e non sarebbe possibile diversamente salvo gravi omissioni d’atto considerato il Codice dei beni culturali e del paesaggio che ne regola l’attività . L’idea di mantenerne i muri esterni smantellandone la copertura è parte dello stupidario di una città  .. senza tetto un’edificio prende il nome di quinta o scena urbana e per questo sarebbe già  snaturato nella sua essenza prima. Anche ovviato il vincolo (non so proprio come abbiano fatto) per poter demolire un edificio del genere occorre una Conferenza dei Servizi, dunque Arpa doveva già  aver dato il proprio nulla osta, nonché un piano di smaltimento delle risulta che in un caso del genere (volumi in gioco) avrebbe reso impossibile l’intervento. Coronano il tutto le vigenti norme in materia di tutela ambientale che sono fin troppo chiare e che coinvolgono anche la Regione. OVVERO .. Ravenna dorme, o fa finta di dormire, o non ricorre alla procura perché ha paura. Resta la stupidità  dell’Ente ! A chi venderanno tutte quelle villette nessuno lo sa .. chiederemo a Bisanzio ..

  • Luigi

    Come siamo caduti in basso. Dopo aver per anni risposto alle varie richieste di mantenere in piedi la struttra della vecchia fornace Hoffman, l’ assessore all’urbanistica in persona conferma oggi candidamente di aver autorizzato il suo abbattimento. E, addirittura, conferma che l’impresa ha goduto anche di incentivi. Non soffrono certo del senso del ridicolo.

  • Silvana

    Ricordo che l’ex assessore all’urbanistica Poggioli che ha avuto l’onere di presentare e sostenere il PSC (equivalente del vecchio PRG) ebbe a dichiarare, alla presentazione della prima bozza ciò che la Giunta si era prefissata e dichiarava alla stampa : “Partiamo da un presupposto – spiega Poggioli -. Il ‘filo conduttore’ del nuovo Prg è quello di evitare il consumo del territorio: questo vale per le costruzioni civili ma anche per le opere pubbliche.”
    Sì, Popolo di Ravenna, è tempo di cambiare!

  • furio

    BOICOTTARE GLI ACQUISTI DI IMMOBILI A RAVENNA

  • Silvana

    Giro il pensieo di Marco Boschini tratto dal suo blog, perchè mi pare perfetto per quello che stanno facendo a Ravenna: Piccoli uomini, grandi opere
    Piccoli uomini ci parlano ogni giorno di grandi opere mentre il Paese cade a pezzi, giorno dopo giorno.
    Siamo seduti su una miniera d’oro, il nostro amato territorio, e lo stiamo seppellendo di cemento e idiozia.
    Che classe dirigente e’ quella che distrugge il futuro del Paese che amministra?
    Abbiamo un territorio meraviglioso, pieno zeppo di monumenti, chiese, piazze, borghi. Un territorio con paesaggi e luoghi mozzafiato, pieni di storia e di futuro, pieni di vita e bellezza.
    Dovremmo fare un’unica, vera, grande opera: una colossale operazione di manutenzione straordinaria della nazione, che potremmo far partire domani mattina creando in poche settimane centinaia di migliaia di posti di lavoro.
    C’è un intero Paese da rimettere in sesto, case da ristrutturare (anche da un punto di vista energetico), paesi e quartieri da mettere in sicurezza perché tangenti, condoni e speculazioni varie hanno permesso di tutto, alla faccia della legalità  e sulla pelle delle popolazioni locali.
    C’è un Paese da ricominciare ad amare, e da valorizzare, tramite un turismo responsabile e consapevole, che non deturpi e distrugga, ma conservi e mantenga.

    Non ci sono i soldi? Balle, i soldi ci sono, il problema e’ che li buttiamo nel cesso per fare cose inutili e dannose. Chi ha deciso infatti di impegnare quindici miliardi di euro per acquistare 135 cacciabombardieri che useremo per “esportare democrazia” in giro per il mondo? Quante cose si fanno con quindici miliardi di euro…?
    Quanti quattrini gettiamo e getteremo per realizzare opere devastanti per l’ambiente e la qualità  della vita delle comunità , che si vedranno ancora una volta scavalcate per decisioni prese da un’altra parte?

  • Diego

    Il Decreto Legge cui fa riferimento Angelo Pagliacci è il n.490 del 29 ottobre 1999 “Testo unico in materia di beni culturali e ambientali. E’ opportuno ricordare cmq che già  ai sensi della preesistente legge 1989 del ’39 i beni che abbiano più di 50anni , che siano di proprietà  pubblica oltre al patrimonio archeoindustriale sono assoggettati al vincolo “automatico”.
    Io potrei sbagliarmi ma credo che la Soprintendenza dovrebbe essere particolarmente informata e attenta vs le strutture presenti sul territorio (come le Torri Hammon) a meno che i responsabili non si dilettino col poker…..

  • Pietro

    non so voi. A me sembra che questa volta l’abbiano fatta fuori dal vaso. Non è certo nè la prima nè l’unica volta Ho l’impressione che i cittadini comincino a togliersi le fette di prosciutto dagli occhi…..

  • Stefano

    che il calice sia colmo lo riscontro nei commenti dei ravennati……

  • Massimo

    Penso che la demolizione, viste le condizioni in cui era stato lasciato andare il fabbricato ( e qui sta l’autentica vergogna della vicenda) con successiva “fedele” (sembra) ricostruzione sia in fin dei conti il male minore.
    Che nessuno avesse intenzione di ristrutturare la fornace (nonostante gli impegni assunti a livello di convenzione con il Comune da parte dell’impresa che ha lottizzato le aree limitrofe, era fatto scontato. Non penso valga ora perdere troppo tempo a fatto compiuto.
    Rivolgerei piuttosto la vostra attenzione su qualche altra mossa che l’amministrazione ha già  quasi del tutto portato a termine e che avrà  come risultato la demolizione del fabbricato di archeologia industriale più importante di tutto il comparto Darsena.
    Parlo del capannone Ex-Sir in fregio a Via Trieste.
    In questo caso la situazione è ancor più grave, poichè alla demolizione seguirà  la erezione di un nuovo fabbricato ( dello stesso architetto della torre sul canale ) che non avrà  quasi più niente da spartire con il capannone esistente.
    E nel nuovo fabbricato un bel supermercato targato COOP !
    Temo che si compierà  un misfatto di proporzioni tali da mettere definitivamente una pietra tombale sopra al tanto decantato progetto Darsena e, conseguentemente al grande progetto (grande solo a parole s’intende) “Ravenna capitale europea della cultura 2019″ (che in gran parte giocava proprio sullo sviluppo della Darsena in senso culturale…)
    FORSE PERO’ IN QUESTO CASO SE CI SI MOBILITA SI RIESCE ANCORA A FARE QUALCOSA !!!
    Se si riuscirà  ad impedire la demolizione del capannone ex-Sir forse la demolizione della Fornace sarà  servita a qualcosa.

  • Grazia

    Non giocherei al ribasso, Massimo. E’ una questione di credibilità  della politica ed è una questione di credibilità  per quella che ancora chiamiamo “sinistra”. Se per tanti anni si sostiene un progetto, è scandaloso operare, attuando la politica classica dei piccoli passi, nascostamente, nel realizzare il contrario di quello che si dichiara e che la città  chiede! D’altronde oltre 20 anni fa si è consentita la distruzione dello stabilimento della Montedison, un capolavoro irripetibile (chi lo ricorda lo confermerà ). Ci deve scandalizzare questo modus operandi! E’ una questione di onestà  e di trasparenza. Poi ci sta tutto…. anche tentare di “salvare l’ex capannone SIR di via Trieste. Magari, a fronte di una petizione popolare anche di 10mila firme saranno costretti a dire sì, ma se il loro “disegno di sviluppo” non collimerà  col nostro, faranno passare dieci anni e poi -dopo aver favorito il suo degrado- consentiranno la costruzione di un grattacielo da più di 30 piani, come si progetta!

  • Massimo

    Bene le firme, ancor meglio se accompagnate da incontri pubblici, manifesti, ecc…
    Ravenna Viva può coagulare tutto ciò ?
    Credimi Grazia qui non è questione di destra o di sinistra.
    La questione è che una classe politica al potere da troppo tempo rappresenta ormai un gravissimo intralcio allo sviluppo socio-economico della città .
    Occorre essere estremamente concreti perchè se ci si mette a discutere di massimi sistemi non si viene a capo di niente.
    Io ho proposto il capannone perchè ritengo sia un simbolo importante.

  • Grazia

    La forza dell’impero del cemento sta nella “dimenticanza”. Avete visto? Non sono passati 10 giorni dalla denuncia dell’impropria (checchè ne dica il geometra dell’ACME) cancellazione di una delle ultime testimonianze archeoindustriali di Ravenna e già  tutto è caduto nel dimenticatoio…..
    La Giunta risponderà  all’interpellanza di Ancisi-Palazzetti adducendo risibili “giustificazioni” e tutto proseguirà  come da programma. Sulla labilità  della nostra indignazione si basa la politica ed è colpa nostra se continueranno a farla franca!
    SVEGLIAMOCI GENTE prima che sia troppo tardi….

  • Zoran Menez

    Lista-civica
    Lista-civica
    Lista-civica!

  • RavennaViva

    crediamo che sarai accontentato! La mano poi passerà  agli elettori.

  • Andrea

    Perché stupirsi? E’ solo l’ultimo atto di una lunga tradizione. La demolizione dell’essiccatoio del riso sull’Adriatica (archeologia industriale di fine ’800-inizio ’900) per farci al suo posto la rotonda di Mirabilandia è del 1992. Sovrintendenza? Magistratura? Tutti silenti anche in quel caso. Ragazzi stiamo attenti, che di questo passo un bel giorno ci svegliamo e non troviamo più la Torre civica, già  si sono portati avanti facendone sparire la metà .

  • Vanni

    Sinceramente sono più interessanto al mantenimento delle aree verdi che di architetture industriali che avranno anche un valore storico che io però considero molto relativo.
    L’Italia ha un patrimonio storico di oltre 2000 anni, c’è qualcuno che davvero pensa che fra 1000 anni ci sarà  qualcuno a cui interessa il patrimonio storico del XX secolo?
    Cerchiamo di essere realisti, la razza umana di questo passo avrà  si e no 100 anni di sopravvivenza. Se al posto della Fornace ci fanno altre case sono ovviamente contrario, se avessero piantato alberi sarei andato io stesso “a gratis” con una mazza a tirarla giù.

    Non ci saranno posteri così avanti nel tempo da poter considerare i reperti del ’900 patrimonio storico.

  • nick

    Sono d’accordo con Vanni: l’importanza storica dell’edificio abbattuto è relativa e sarebbe sacrificabile ad una reintroduzione di un po di wilderness in città  – sarebbe bastato lasciarlo così com’era e la natura l’avrebbe divorato in pochi anni.. Il dramma è che i cementificatori e gli speculatori che ci governano non concepiscono un modello do sviluppo alternativo a quello che ci sta portando sul baratro ambientale”. Definirli “Corpo d’Armata Grandi Affari” non è affatto un’esagerazione.

  • nick

    PS. In via dei poggi a Ravenna c’era un’altra fornace Hoffmab prima della guerra. Qualcuno sa dove si trovava esattamente? Oggi non ce n’è piu traccia…

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