Il 26 gennaio sono iniziati i lavori per la realizzazione della prima isola interrata in piazza Andrea Costa. Altre quattro sono previste sempre nel centro cittadino.La politica di questa giunta in merito alla gestione della raccolta rifiuti a Ravenna è fallimentare. Ecco perchè:
1) Spacciate come risolutive per il decoro urbano, le Isole Ecologiche porteranno esclusivamente ulteriore cementificazione del centr urbano e disagi per i cittadini senza incrementare la raccolta differenziata e il recupero di materia. Quando saranno abbandonate perché inutili, come successo da tutte le parti dove sono state precedentemente installate, rimarranno a perenne ricordo degli ingenti capitali (500.000 euro di danaro pubblico ciascuna) buttati in questa inutile impresa. A Forlimpopoli la raccolta differenziata, con altri metodi come il porta-a-porta, ha raggiunto l’85%. E un eccezionale risultato nella politica di RIDUZIONE DEI RIFIUTI ! Perchè c’era la volontà e la sensibilità per farlo!
2) La raccolta differenziata viene dichiarata a più del 50%, mentre per stessa ammissione dei tecnici HERA, la separazione dei rifiuti urbani non supera la soglia del 35%, che è il valore classico di letteratura dato per la raccolta a cassonetti. Il 50% viene raggiunto per l’immenso apporto di macerie, sfalci di potatura e rifiuto assimilato che nulla hanno a che vedere con il rifiuto urbano.
3) L’assessorato all’ambiente ha scelto di non coinvolgere i cittadini sulle tematiche ambientali preferendo sostenere la fallimentare linea del gestore Hera,
4) Basterebbe uscire dalla Romagna, o fare una semplice ricerca su internet, per accorgersi quanto sia antiquato il sistema Hera che l’Assessorato appoggia.
I rifiuti devono essere “gestiti” non smaltiti con aumento a dismisura dei costi.
5) Per effetto della mancanza di un governo della raccolta, e relativo aumento dei rifiuti da smaltire, la discarica di via Romea sarà esaurita entro il 2020. Questo porterà inevitabilmente all’apertura di una nuova discarica i cui costi si sommeranno a quelli di gestione post mortem delle attuali.
In definitiva la politica attuale porta all’accumulo di un grosso debito che dovrà essere pagato tra 10-15 anni e che ci porterà in una condizione di grande svantaggio rispetto a quei comuni che con più lungimiranza hanno capito che non si può ignorare che il problema rifiuti è sempre più centrale nella nostra società . Sarà forse un caso che il candidato sindaco di Forlì che ha inserito nella sua campagna elettorale la promessa di una raccolta differenziata di alto livello (porta-a-porta in tutta la città ; come Forlimpopoli per intenderci) ha vinto le primarie?
Isole ECOLOGICHE? ; guardate cosa succede in centro a Bologna; non ne hanno più costruite! (foto di Legambiente) :
Con i soldi che si spendono in 5 isole ecologiche interrate si sarebbe potuto organizzare il porta a porta in tutta la città con il benificio della riduzione delle tariffe, della riduzione dei rifiuti, di un’alta percentuale di raccolta differenziata (oltre l’80%), il recupero di spazio urbano (scomparsa dei cassonetti) e di decoro.
MA HERA NON VUOLE!!!
…e allora: chi comanda?
W la Democrazia, W la Libertà , W la Partecipazione, W il Libero Municipio!
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Salute: certe cose…meglio saperle…leggete…leggete!!!
Medicalizzazione della vita
La relazione dal titolo “Medicalizzazione della vita e
comunicazione sanitaria” è stata tenuta dal prof. Domenighetti,
docente in due università svizzere (Losanna e Lugano) e responsabile
per oltre tre decadi della Sanità del Ticino.
Il professore ha dichiarato che oggigiorno assistiamo ad una dinamica
che mira a trasformare i sani in ammalati. Questo processo,
significativamente fondato sulla comunicazione, sul marketing e sui
conflitti di interesse, è promosso e sostenuto, direttamente o
indirettamente, dai produttori di tecnologia medico-sanitaria, cioè
dalle lobbies del farmaco. La “costruzione sociale” delle malattie,
secondo Domenighetti, sta per essere sostituita da quella
“industriale”. Ciò si concretizza tramite un’espansione su tre livelli
del dominio della Medicina:
- Piano quantitativo: ridefinizione e abbassamento dei limiti soglia
che definiscono e differenziano il “patologico” dal “sano”. Per
esempio, sono stati ridotti i valori massimi considerati accettabili
di colesterolo, trigliceridi, pressione arteriosa, ecc. Fino a giugno
2003 il valore oltre il quale si considerava patologica la
trigliceridemia era fissato a 2.3 e da luglio è sceso a 1.7! Nello
stesso arco di tempo, il valore oltre il quale si considerava
patologica la colesterolemia LDL è passato da 3 mmol a 2.6 mmol. Con
queste nuove direttive, milioni di persone sane sono diventate
immediatamente malate, e quindi potenziali clienti delle aziende
farmaceutiche.
- Piano temporale: promozione della diagnosi precoce: screening.
- Piano qualitativo: definizione di “nuove” malattie, osteoporosi,
sindrome premestruale, ecc.
Per far comprendere il quadro generale degli screening, Domenighetti
ha riportato uno degli esempi più interessanti e illuminanti: quello
delle autopsie eseguite in Svizzera.
Esami autoptici eseguiti su migliaia di persone sane morte non per
malattia (per es. incidenti stradali) hanno rivelato:
- Il 38% delle donne (tra i 40 e 50 anni) era portatrice di tumori al
seno (carcinoma in situ, cioè uno stadio che probabilmente non sarebbe
mai evoluto in cancro conclamato).
- Il 48% degli uomini (sopra i 50 anni) era portatrice di tumori alla
prostata.
- Il 100% di uomini e donne (sopra i 50 anni) presentava un tumore
alla tiroide.
Pochi conosceranno simili dati, ma basta parlare con un qualsiasi
patologo intellettualmente onesto per comprendere come questo sia la
“normalità ”: moltissime persone sane hanno tumori, ma non sanno di
averli e quindi vivono normalmente. Il nostro corpo, infatti, produce
ogni giorno migliaia di cellule tumorali. Ogni santo giorno per tutti
i giorni della nostra vita.
Queste cellule, se il sistema immunitario è forte e sano (grazie ad un
buon lavoro della nostra Vis Medicatrix Naturae, la forza di
risanamento e autoguarigione), verranno fagocitate e distrutte.
Ma se il nostro sistema difensivo non funziona correttamente (per un
qualsiasi motivo: emozionale, psicologico, carenziale, tossicologico,
ecc.) queste cellule avranno la possibilità di organizzarsi, crescendo
e formando masse tumorali. Anche in questo caso, però, è
possibilissimo che tali masse tumorali possano restare localizzate
(tumore in situ) anche per decenni o per tutta la vita senza recare
alcun fastidio o danno.
A questo punto immaginate qualcuno ““ dice Domenighetti – che “inventa
una macchinetta che ve la passa davanti alla tiroide e che poi vi
dice: “˜”¦ Ah tu hai un carcinoma in situ alla tiroide’ “¦
Non si morirà di tumore perché questo è in situ, ma pensate al trauma
psico-emozionale che vivrà quella persona che si sente fare quella
diagnosi “¦
Qui entrano in gioco gli esami diagnostici preventivi (che di
prevenzione non hanno nulla, perché al massimo possono essere definite
diagnosi precoci): i cosiddetti screening di massa, con i quali si
invitano persone oggettivamente sane a cercare qualche piccola
anomalia (chi non le ha?) che magari non ha alcun significato
patologico (ma che viene ugualmente tolta chirurgicamente con
conseguente stress, spese, medicalizzazioni e continui futuri esami
laboratoristici) o che si trova in stadio latente e che potrebbe
restare tale per anni. Cioè, stanno cercando il malato nel sano e tale
“ricerca” è sempre più anticipata nel tempo.
Sfatiamo subito uno dei miti sullo screening: non riduce assolutamente
la mortalità per tumore, ma aumenta le diagnosi, cioè aumenta il
numero dei tumori scoperti, anche quelli tranquilli e non pericolosi
(in situ), senza modificare la curva della mortalità (non è stata
evidenziata alcuna differenza tra quelli che si sottopongono a
screening e quelli che li evitano).
Però, una volta diagnosticato un tumore, le persone sono
psicologicamente e/o emozionalmente in grado di superare tale
“nefasta” diagnosi? Vivranno come prima, oppure la loro vita cambierà
drasticamente?
Oggi il numero dei tumori diagnosticati è in perenne crescita (in
Italia, i nuovi casi di tumore sono stati 250.000 nel 2002 e 270.000
nel 2005; fonte Istat) e certamente una delle cause sono proprio la
massificazione degli screening.
Ed ecco la Legge aurea di Big Pharma:
più esami diagnostici dà più tumori tra la popolazione
più tumori dà più soldi alle lobbies
Più questi esami diventeranno precisi e più tumori scopriranno per il
motivo detto sopra: produciamo ogni giorno migliaia di cellule
tumorali e di queste, la quasi totalità viene distrutta subito ma
qualcuna può sfuggire e dare origine a qualche piccolo agglomerato
cellulare che viene identificato come un nodulino tumorale. Si pensi
solo alla frontiera degli esami attraverso il DNA: con un semplice
prelievo del sangue si è in grado di diagnosticare ad un bambino
appena nato, o addirittura ad un feto in grembo, la predisposizione al
cancro o ad altre patologie. “Predisposizione”, che possiamo dire
assurda e ridicola visto che il dogma fondamentale del determinismo
genetico è crollato definitivamente con lo studio del Genoma umano
(vedi articolo). L’epigenetica (“oltre/sopra la genetica”) afferma da
decenni che “non siamo schiavi dei nostri geni”, perché “i geni
dipendono dall’ambiente” (interno ed esterno). I geni possono
modificarsi in base al nostro modo di pensare e alimentarci, allo
stress ambientale o all’ambiente familiare, al credo religioso, allo
stato sociale, ecc.
Ecco la medicalizzazione della vita: ancora prima di nascere siamo
malati e destinati a manifestare quella malattia!
D’altronde, una persona sana viene considerata una persona malata che
non sa di esserlo e le lobbies del farmaco si premurano di
ricordarcelo in ogni momento. Questa strategia ha lo scopo di spegnere
le speranze e le prospettive di una vita migliore; significa creare le
condizioni mentali ed emozionali affinché proprio quella patologia si
sviluppi. Pensare continuamente al cancro solo perché qualcuno ci ha
detto che siamo “predisposti” geneticamente, significa vivere
costantemente nella paura della malattia e della morte. Come sarà la
nostra esistenza?
La campagna di disinformazione e medicalizzazione di massa è così ben
avanzata che oggi l’80% delle donne italiane (e moltissimi medici)
pensano che gli screening mammografici “riducano il rischio” di
ammalarsi. Sono dati ufficiali, purtroppo. “Ridurre il rischio di
ammalarsi” significa che più mammografie (o esami del PSA per la
prostata) facciamo e più “evitiamo il rischio” che ci venga un tumore!
Totale ignoranza, cioè non conoscenza specifica della materia, perché
lo screening NON riduce assolutamente il rischio di ammalarsi, ma
scopre prima nel tempo un tumore. Tutto qua. Evitare di ammalarsi,
cioè la vera prevenzione, è tutta un’altra cosa. Questa
disinformazione è pura propaganda ufficiale veicolata dalle
potentissime e sconosciute agenzie di Pubbliche Relazioni (agenzie di
PR) che pagano miliardi a testimonial famosi (noti oncologi,
personalità dello spettacolo, giornalisti, ecc.) e inviano centinaia
di articoli, redazionali a tutte le testate giornaliste del mondo.
Domenighetti definisce la diagnosi precoce “una gabbia logica”, e ne
spiega il motivo. Se ho fatto l’esame ed è positivo, ho fatto bene a
farlo perché ho trovato un qualcosa che posso curare prima. Se l’esame
è negativo, comunque ho fatto bene a farlo perché so di non avere il
cancro. Se non faccio l’esame e insorge la malattia, ho fatto male a
non farlo prima. In ogni caso la cosa giusta è sempre quella di
sottoporsi allo screening. E infatti, se chiediamo al medico un
consiglio, ovviamente dirà di fare gli screening perché minimizza il
rischio di aver dato un consiglio sbagliato. Nel dubbio, il medico
dice quello che dicono tutti, così non avrà problemi legali e non
rischierà nulla. Quelli che rischiano semmai siamo sempre e solo noi.
Concludo con un titolo emblematico pubblicato dal New York Times nel
2007: “Quello che ci fa ammalare è un’epidemia di diagnosi” (New York
Times, 2007) “Epidemia di diagnosi”, per la quale però, non esiste
alcun vaccino “¦”¦ Se non quello della presa di coscienza, chiamata
piena consapevolezza.
(Continua al prossimo post su: “Le vaccinazioni: etica e potere”
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Ringrazio la Scuola di Medicina Omeopatica di Verona (http://www.omeopatia.org/ )
per avermi invitato al Congresso, dandomi da una parte l’opportunità
di ascoltare due grandi personaggi e dall’altra di condividere con
tutti i lettori le informazioni ascoltate.
Marcello Pamio
l’idea dell’ isola ecologica interrata in piazza A.Costa è un’idea stupida che fa il paio con quella dei cancelli ai giardini Speyer, e a pensarci bene con tante altre già denunciate da questo interessante sito.
Entrambe sono il termometro della profonda arretratezza culturale di chi amministra Ravenna.
Per entrambe le “trovate geniali” dei nostri amministratori si spendono soldi pubblici. Per le isole interrate quei soldi li daremo tutti attraverso un aumento della tariffa dei rifiuti. Ciò avviene ad opera di un meccanismo di legge che prevede la copertura dei costi del servizio e la remunerazione del capitale investito tramite la tariffa. Con questa legge Hera può solo guadagnare e i cittadini solo pagare. La politica si lascia comandare perchè, con Hera, è in conflitto di interesse.
L’ente locale, azionista di Hera, è al tempo stesso controllore e controllato.
Oltre al fatto economico c’è poi anche la nefasta idea della mortificazione del concetto di piazza del centro storico di Ravenna.
Cerco infatti di immaginare l’opera compiuta e il camion che, passando o per via Cavour o per via IV Novembre, procede alle operazione di svuotamento dell’ isola interrata… o forse i nostri amministratori pensano di occupare decine di extracomunitari col compito di riportare in superficie , a mano, ciò che è stato gettato sottoterra? Se così fosse si tratterebbe di un serio intervento anticiclico di stampo Keynesiano,(fare buche, nascondere bottiglie, e assumere persone che vadano a ripescarle, per creare posti di lavoro, dare stipendi e sostenere la domanda globale)e dunque tutto sommato sarebbe deducibile un minimo di progettualità legata a semplici nozioni economiche.
Forse i nostri amministratori qualche libro in gioventu’ l’avranno letto, o no? Chiedo lumi.
Saluti.
Risposta all’ultima domanda di Fiorenza:
no.
Ciao
Caro Manuel,
lo sospettavo da tempo.
Ciao Fiorenza
Guardate che a comandare è la linea politica del partito diessino, nemmeno PD, considerato che a capo delle varie “sigle” -comunque vengano chiamate a seconda dei Comuni e delle Regioni del Nord- ci sono tutti esponenti DS. Anche gli Assessori di riferimento appartengono allo stesso Partito. La logica che guida la questione “rifiuti/inceneritori” è quella che porta a far cassa: non gliene può fregare niente al Partito del recupero di materia, dell’inquinamento o dello spreco.
I guadagni che se ne ricavano sono utili a “gestire” altri servizi che hanno in capo altri diessini che esercitano il perverso “sistema” del potere.
Poi ci sono le eccezioni; in Romagna concretizzatesi a Forlimpopoli.
A Ravenna non è bastato cambiare nome al Sindaco: la linea politica è rimasta la stessa.
Uffa sempre tutti a criticare! Andate in qualche altra città d’Italia a vedere quant’è pulita..
E comunque, per dover di cronaca, anche Forlimpopoli dovrebbe esserci Hera..
GIORGIO… DOVE E’ FINITO IL MIO INTERVENTO? PARLAVA SI’ DI MILANO MARITTIMA, MA SERVIVA A FAR CAPIRE COME SI MUOVE HERA SUL TERRITORIO ANCHE FUORI DAL COMUNE DI RAVENNA DOVE HA, FRA PARENTESI, CHI LA DIFENDE E POCHI DETRATTORI. QUA A RAVENNA FA QUELLO CHE VUOLE PERCHE’ SONO MOLTI CHE HERA FA CAMPARE NEL VERO SENSO DELLA PAROLA. AHCHE MASSIMO CASAMENTI NE SA QUALCOSA… VERO?
ESIGO UNA SPIEGAZIONE… GIA’ NON SOPPORTO CHE NON MI RICONOSCI E CHE NON MI ANNOVERI FRA I RAVENNATI CON INGEGNO E CAPACITA’ CRITICA… NON CI SONO SOLO CARNOLI, LANDI E MONTANARI AD AVERE DIRITTO AD AVER VOCE E VISIBILITA’… CERTO CHE SE FAI PARLARE SEMPRE LORO… (OLTRETUTTO, SULLE BASI DELLE COLONNE DEL LOMBARDI, NEL TUO FILMATO NON HANNO SAPUTO DIRE DUE PAROLE SERIE IN CROCE)…