“In foto veritas”
Giovedi, 28 febbraio, giornata a traffico limitato, con autobus gratuito. Foto scattate dalle 11,30 alle 12,00, cioè in un’ora di punta:
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Le seguenti foto invece, sono state scattate il giorno dopo, venerdì 29 febb. alla stessa ora in regime di traffico normale:
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Appare evidente che i grandi parcheggi fuori le mura sono praticamente inutilizzati sia nel giorno di traffico limitato che in quello normale. Qualsiasi l’interpretazione, una cosa risulta evidente: serve un’organizzazione diversa ma soprattutto
non c’è bisogno di altri parcheggi, tantomeno al “Bosco dei Gufi” !
A qualcuno risulta che i Nostri Amministratori abbiano mai promosso una grande campagna con riunioni, comizi, manifesti, assemblee, comunicati stampa per convincere i cittadini che conviene andare in bicicletta o camminare piuttosto che andare in centro in auto?
Non l’hanno mai fatto!
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Notizia:
Londra, 18 febbraio — Un’enorme discarica di rifiuti galleggia nel
Pacifico, coprendo un’area che è il doppio degli Stati Uniti. L’immensa
massa di spazzatura viene tenuta insieme dalle correnti e inizia a 500
miglia nautiche dalla costa californiana, si estende lungo l’Oceano,
supera le Hawaii e sfiora il Giappone.
Lo scrive l’Independent, citando la scoperta di Charles Moore, un
oceanografo americano che ha scoperto quella che definisce “la grande
chiazza di spazzatura del Pacifico” e che contiene 100 milioni di
tonnellate di scarti, qualificandosi così come la più grande discarica
del pianeta.
Marcus Eriksen, direttore della Algalita Marine Research Foundation,
fondata da Moore, ha dichiarato: “All’inizio la gente ha pensato di
trovarsi su un’isola di rifiuti di plastica, sulla quale potevi quasi
camminare. In realtà è una specie di minestrone di plastica, grande
forse il doppio della parte continentale degli Usa”.
Curtis Ebbesmeyer, oceanografo, ha seguito l’accumulo di plastica nei
mari per quasi 15 anni e compara il ‘minestrone’ a un organismo vivente:
“àˆ come un animale che si muove senza guinzaglio… quando si avvicina
alle coste, i risultati sono terribili. La macchia ‘vomita’ e le coste
vengono ricoperte di oggetti di plastica”.
Un quinto della spazzatura – che va dai palloni da football ai kayak,
alle buste della spesa – viene dalle navi. Il resto è stato buttato da
terra.
Moore, erede di una famiglia di petrolieri e ex marinaio, si era
imbattuto per caso in questa preoccupante “neoformazione” nel 1997,
mentre navigava a margine del percorso di una regata.
“Per una settimana mi sono ritrovato in mezzo a un mare di immondizia -
ha detto al quotidiano britannico – .
Come avevamo potuto insozzare un’area così gigantesca?”
La scoperta cambiò il corso della sua vita, spingendolo a vendere le sue
partecipazioni nell’impero di famiglia e a diventare un ambientalista
militante.
Il professor David Karl, oceanografo dell’università delle Hawaii, ha
detto che sono necessarie ulteriori indagini per delimitare l’esatta
estensione del minestrone di spazzatura, ma ritiene che non vi sia
motivo di dubitare delle rilevazioni di Moore. “Da qualche parte la
plastica deve pure finire”, ha osservato.
Karl, che sta coordinando una spedizione con Algalita, la fondazione
impegnata nella tutela dell’ecosistema marino, ritiene che si sia di
fatto creato un nuovo habitat: da sempre la spazzatura che finisce nei
vortici marini si degrada, ma la plastica è indistruttibile, tanto che
nell’isola galleggiante sono stati ritrovati “reperti” databili a mezzo
secolo fa. ”
Ogni più piccolo pezzo di plastica che è finito in mare da cinquant’anni
a questa parte è ancora lì”, osserva Tony Andrady, chimico dell’istituto
di ricerca Triangle.
Secondo Moore, dato che il mare di spazzatura è trasparente e galleggia
proprio sotto la superficie, esso non è rilevabile dalle foto
satellitari: “Lo vedi solo quando te lo ritrovi davanti alla prua della
tua barca”.
Secondo il Programma ambientale degli Stati Uniti, la plastica
galleggiante causa la morte di più di un milione di uccelli e di 100mila
mammiferi marini l’anno. Siringhe, accendini, spazzolini da denti si
ritrovano nello stomaco di uccelli morti, che li hanno ingoiati credendo
che si trattasse di cibo, e finiscono nella catena alimentare.
“Quello che cade nell’oceano finisce dentro questi animali e alla fine
sbarca nel nostro piatto”, osserva il dottor Eriksen.
mi sto organizzando per una ripresa video che testimonia quanto tempo occorre per attraversare la città da est (pala de andrè) a ovest (cinemacity) in bicicletta. ad un ritmo medio alto (20-25km/h) io non impiego più di 15 minuti ma ritengo che selezionando bene il tragitto si possa ottenere un tempo simile anche viaggiando a 17/20 km/h.
una volta dimostrato questo si potrebbe portare come “prova” al fatto che se in 20 minuti si attraversa completamente la città la macchina si può pure lasciare a casa!
Da Ravenna Notizie: “Sull’Orto Siboni raddoppieremo il parcheggio in parte già esistente -con annessa bosco pubblico ad uso ricreativo- che avverrà dopo l’approvazione del Poc nel quale il Comune diventerà proprietaria dell’area…”
Ecco, ci siamo…è in arrivo il parcheggio al posto di un bel pezzo di bosco (o sarà sotterraneo, come aveva detto il Sindaco in consiglio Comunale di fronte alle proteste? uhmm, un parcheggio sotto un bosco, mi suona strano…). Siete contenti?